[email protected] 02.95701.200
Gorgonord: verso un Sistema Agroalimentare Locale
28 gennaio 2017
8
Facendo una banale ricerca su internet, con un qualsiasi motore di ricerca e inserendo il campo Sistemi Agroalimentari Locali, si possono trovare una serie di proposte che caratterizzano in positivo molte aree periurbane locali.
Spesso gli utilizzi di queste aree si configurano come le espressioni più innovative di modelli di produzione agricola, che possiamo considerare alternative al modello alimentare globalizzato, perché si fondano su relazioni forti tra produzione agricola, trasformazione, distribuzione e consumo in un determinato luogo.
Questi spazi riconvertiti e riorganizzati a ridosso delle città, possono rappresentare uno strumento di sviluppo locale, purché siano in grado di trattenere la maggior parte del valore aggiunto all’interno del territorio, con la capacità di essere il volano per lo sviluppo locale sotto il profilo economico, occupazionale, sociale, culturale e ambientale; sono infine modelli innovativi non solo di produzione, ma anche di consumo, oltreché di rivitalizzazione del territorio.
Le aree a Gorgonzola a nord della metropolitana (Gorgonord) si prestano perfettamente a questo sistema di produzione, occupazionale e di consumo.
Quali strategie di intervento
1. Trasformazione e mantenimento delle aree a biologico. In questo momento essendo aree prevalentemente a uso foraggero non hanno subito trattamenti chimici. In molte città europee si tende a rendere l’agricoltura periurbana biologica per evitare contaminazione nella falda acquifera della città;
2. Favorire l’indirizzo di produzioni agricole verso produzioni di ortaggi e cereali, oltre a mantenere le produzioni di qualità, come ad esempio il formaggio, che oggi già ci sono;
3. Favorire l’innovazione del sistema distributivo del cibo locale per mezzo di una piattaforma aggregatrice dell’offerta. La razionalizzazione delle filiere di approvvigionamento e la qualificazione dell’offerta locale costituisce la premessa per ottenere la sostenibilità di un sistema agroalimentare locale, che non troveremo sicuramente completo di tutti i prodotti nelle aree di Gorgonzola, ma che potrà avvalersi e approvvigionarsi di prodotti con le stesse caratteristiche coltivati localmente in aree simili; questo consente di avere un miglioramento della qualità dei prodotti che la piattaforma gestisce, mantenendo un modello di media grandezza e lavorando maggiormente sulla qualità, ponendo maggiore attenzione alle componenti valoriali (il lavoro, il modello di produzione, il rispetto dei diritti).
La filiera commerciale è la catena di passaggi che un qualsiasi prodotto compie per arrivare fino al consumatore finale. Accorciando questa filiera possiamo finalmente riprenderci il controllo dei nostri acquisti sotto tutti i punti di vista. La tracciabilità, oltre l’etichetta, passa attraverso una conoscenza diretta dei produttori e dei metodi di coltivazione o di allevamento, il cibo torna ad essere un prodotto del territorio e a comprendere lo stretto legame che esiste tra i nostri consumi e la bellezza dell’ambiente in cui viviamo. La piattaforma distributiva non sarà necessario costruirla utilizzando nuovo spazio verde, ma potrà essere ricavata dai numerosi capannoni vuoti adiacenti alle aree verdi.
4. Favorire l’indirizzo verso una distribuzione dei prodotti del territorio nella ristorazione pubblica, rappresenta un punto di incontro importante fra produzione e consumo, coinvolgendo la responsabilità delle amministrazioni pubbliche, della scuola e dei cittadini nelle scelte riguardanti il cibo e la sua rilocalizzazione come volano di sviluppo locale.
5. Favorire l’integrazione e l’offerta delle politiche del welfare sostenendo le azioni di Agricoltura Sociale con iniziative volte a promuovere azioni co-terapeutiche, la creazione di opportunità di occupazione per soggetti a bassa contrattualità, di formazione di nuovi agricoltori (anche di persone che hanno perso il lavoro), di formazione per soggetti fragili. Anche la gestione della piattaforma logistica può essere gestita da un’impresa sociale;
6. Favorire integrazione, coerenza e sinergia tra le politiche delle amministrazioni locali e gli stili di vita dei cittadini. L’allontanamento dei consumatori dal mondo della produzione ha portato ad una perdita di consapevolezza e informazione, ma la sensibilità degli stessi verso i temi legati al cibo (consumo, produzione, distribuzione) è in costante aumento – si veda su questo punto le esperienze dei Gruppi di Acquisto Solidale cresciuti nell’ultimo decennio – non solo nella nostra zona ma più in generale in Italia.
E’ quindi importante considerare l’educazione al consumo e la formazione come elementi stabili nelle iniziative legate al cibo (nei programmi scolastici, nelle mense, etc.), favorendo anche lo sviluppo di programmi didattici integrati con il territorio.
La presente proposta intende indirizzare le aree verdi interessate verso la coltivazione di ortaggi e cereali, mantenendo e valorizzando le attuali produzioni di latticini: un indirizzo quindi completamente agricolo, con l’aggiunta di una piattaforma distributiva per favorire in primis la produzione locale e aggregare, nella stessa piattaforma, altre produzioni simili locali, coltivate in appezzamenti limitati, biologiche, a basso impatto ambientale. Dove anche nel trasporto venga privilegiato il piccolo trasportatore.
Per la gestione della piattaforma, ricavata dai capannoni dismessi adiacenti le aree verdi, si vorrebbe facilitare l’occupazione attraverso l’impresa sociale. La “start-up” della piattaforma stessa può essere facilitata dalle politiche delle amministrazioni pubbliche, orientando scelte riguardanti: le ristorazioni pubbliche scolastiche, ospedaliere, delle case di riposo, ma anche le ristorazioni aziendali potrebbero essere interessate, oltre ai ristoranti che troverebbero all’interno della piattaforma gran parte del fabbisogno (di qualità).
Per quanto concerne i bandi pubblici per la ristorazione, ci sono esempi di comuni che hanno gestito il bando in modo che fosse possibile, senza grossi problemi, inserire il prodotto locale nel bando stesso, mantenendo salve le norme che regolano tali bandi.
Il cibo è riconosciuto come elemento cruciale per la prevenzione delle malattie, come le allergie, i disturbi dei comportamenti alimentari, quindi interessa la qualità della vita in generale, una educazione legata all’alimentazione con la possibilità di usufruire di cibo di qualità chiuderebbe perfettamente la filiera tra produzione, educazione, consumo.

Lascia un commento

8 comments

  1. Grazie per aver contribuito con la tua idea Marco

  2. E’ un documento utile come base per il lavoro del gruppo 1, al quale sono iscritto.
    Bravo Marco

  3. Idea interessante

  4. Cosa si intende per piattaforma aggregatrice dell’offerta? Un mercato? Bio?

    1. Beh… innanzitutto io ho cercato di strutturare un intervento che avesse una logica, in grado (penso) di autosostenersi. Ma è un’idea che dovrebbe confrontarsi con la gestione di questo processo partecipativo (che deve essere tale). Non ho ancora compreso come questo avverrà, sabato sarò al workshop spero di comprendere qualcosa in più.

      Per quanto riguarda la tua domanda, io intendo una piattaforma logistica (piccola), assolutamente biologica, in grado di gestire la produzione che viene coltivata sulle aree agricole interessate, integrando all’occorrenza con prodotti provenienti da piattaforme simili.
      Un piccolo grossista in sostanza.
      Cosa importante: io non vedo una relazione diretta tra piattaforma e consumatore finale, cioè qualcosa che all’occorrenza può diventare spaccio. Ma vedo una piattaforma che per trovare una sua sostenibilità si interfacci con le amministrazioni pubbliche (vedi quanto detto nel progetto), ma che sia anche e soprattutto un riferimento per i commercianti e i ristoratori di Gorgonzola e dei paesi limitrofi.
      Una piattaforma che sia in grado di dare una tracciabilità e della qualità ai prodotti alimentari che vengono commercializzati nei nostri negozi di vicinato e che sono presenti nei ristoranti della zona.

  5. E poi: cosa si intende per piattaforma logistica? Per azione co-terapeutica? Di quali capannoni dismessi si parla?

    1. Su piattaforma logistica ho risposto sopra.

      Azioni co-terapeutiche: nel nostro immaginario pensiamo che quando abbiamo bisogno di qualcosa cerchiamo sul “mercato” cosa serve, serve una impresa sociale, cerchiamo sul mercato l’impresa sociale che più si avvicina alle nostre aspettative. Ma se pensiamo e se vogliamo che la nostra città si avvicini il più possibile al modello di comunità, l’impresa sociale deve nascere appunto nella città/comunità, con la creazione di opportunità occupazionali per i suoi soggetti più deboli. Azioni che definisco co-terapeutiche perché i soggetti ingaggiati sono multipli e li troviamo all’interno delle nostre comunità (il mondo della cooperazione, l’associazionismo, il volontariato, ma anche l’impresa sociale, appunto, otre alle amministrazioni pubbliche, i cittadini che vogliono fare qualcosa per altre persone come loro), ingaggiando, o dando un’opportunità, al soggetto più debole. E attraverso un’impresa, sociale appunto, la comunità non li abbandona al mercato, ma assieme creano e fanno l’impresa che serve.

      Ci sono nell’area industriale adiacente alle aree verdi a nord della metropolitana capannoni ormai in disuso, negli ultimi 12 anni in quei luoghi ci sono passato tutti i santi giorni. Ci sono capannoni vuoti, ci sono capannoni ormai diroccati, ci sono capannoni costruiti e mai occupati che ad un certo punto sono stati ristrutturati e nonostante questo sono rimasti vuoti. Queste sono le strutture da utilizzare per la logistica, a me non sembra una grande idea costruire una nuova piattaforma utilizzando il verde rimasto a 500 metri da questa situazione.

      1. Ti ringrazio della risposta. Insomma un grossista di verdura bio che può essere un impresa sociale. Idea interessante. Tipo San Patrignano? Ma perché li? Vediamo dal workshop cosa emergerà.